sabato 3 agosto 2013

Riciclo pannolini, politica vecchia e ravvedimenti nuovi!



A volte capita di leggere notizie che avevi previsto di leggere, prima o poi. Vengo al dunque. A novembre scorso la giunta provinciale stabilisce il definitivo NO all'inceneritore, previsto da molte associazioni, Coordinamento Trentino Pulito e Nimby in prima fila; in questi giorni il comune di Trento segnala l'intenzione di avviare un ciclo produttivo di recupero dei pannolini, anche questa prospettiva ampiamente proposta dalle sopra citate associazioni già due anni or sono. Proprio in questo senso, segnalo che l'iniziativa, pur lodevolissima, non è del tutto originale, poichè il marchio Faber (noto come Pampers pannolini), assieme al centro riciclo Vedelago e al comune di Ponte nelle Alpi, comune più riciclone d'Italia,  da oltre due anni stanno sperimentando con successo tale sistema.
Ben venga questa apertura a nuove tecnologie, finalmente; però non vorrei si scordasse che, senza l'impegno e la costanza di molti cittadini che hanno sempre creduto in prospettive migliori all'incenerimento dei rifiuti, anche ricevendo denigrazioni ed epiteti come "ciarlatani e visionari", ora avremmo un camino che butta fuori cose immonde, invece che nuove prospettive di sviluppo eco sostenibile. Comunque, un plauso all'assessore Marchesi, unica persona politica in carica che ha avuto il coraggio di mettersi a confronto con le associazioni, anche in momenti in cui la sua parte politica sosteneva a spada tratta l'inceneritore. Evidentemente, alcuni politici sanno dialogare e cogliere gli aspetti positivi delle proposte alternative. Gli altri, invece, non li abbiamo mai visti ne sentiti. Segnalo, peraltro, che la partita di chiusura del cerchio dei rifiuti è tutta da definire, dato che, per fortuna, l'inceneritore non si farà. Ma quali saranno le prospettive? Idee parcheggiate, dato che chi doveva occuparsene non ci sarà più, fra qualche mese.
Però il problema resta e dovremo risolverlo, magari con un pizzico di coraggio e intraprendenza, come dimostrato dall'assessore Marchesi. Complimenti a lui e, mi permetta, anche a noi che ci abbiamo creduto già diverso tempo fa.
Marco Ianes Coordinamento Trentino Pulito. 

domenica 7 luglio 2013

Quinto conto energia chiuso, finisce un'era, e ora?

Sabato 6 luglio alle 24, è scaduto ufficialmente il quinto conto energia. Dal 2005, anno di attivazione del primo conto che metteva in campo le tariffe incentivanti per l'energia prodotta dal fotovoltaico, la nostra politica ha saputo emettere ben cinque versioni, ognuna diversa dall'altra, sia per la parte tecnica, sia per la parte di incentivazione vera e propria, in maniera spesso confusa e creando non pochi subbugli e confusioni in un settore in forte espansione. Nel secondo conto energia si è voluto dare un impulso enorme all'industria del fotovoltaico, aprendo però la strada a fortissime speculazioni dettate da incentivi spropositati, che toccavano punte di 0,48 E/Kwh; un piccolo esempio pratico: il proprietario di una centrale da 2,5 MW che produce circa   3.000.000 Kwh/anno, riceve la bellezza di 1.440.000 euro a fondo perduto ogni anno e per 20anni, al quale viene sommata la cifra di vendita dell'energia, pari a 0,09 E /Kwh, cioè altri 270.000, per un totale di 1.710.000 euro all'anno; la centrale è costata circa 6milioni e, dedotte le tasse, in 5/6 anni si è ripagata. Per altri 15 anni l'investitore tiene tutta la cifra, ovviamente dedotte le tasse, che portano ad un utile netto di circa 855.000 E, meno qualche "spicciolo" stimabile in 30/40.000 euro/anno di  gestione, concludendo circa 800.000euro all'anno e per 15 anni, netti intascati grazie ai mega incentivi che hanno aperto le porte a queste speculazioni. Abbiamo assistito ad un vero e proprio boom del settore, con la nascita di aziende strutturate per dare il servizio di installazione di questi impianti, anche di quelli piccoli, ma ora che tutto è finito, che si fa? Lo stato italiano dà un calcio ad uno dei pochi settori che era davvero in via di sviluppo e che garantiva crescita occupazionale esponenziale. Il tutto però, è stato gestito a servizio dei grandi speculatori e non certo del bene comune, come invece avrebbe dovuto essere. Se, fin dallo start di questa avventura, si fosse pensato a privilegiare gli impianti  che miravano a soddisfare il fabbisogno energetico delle varie aziende e delle famiglie, la procedura delle tariffe incentivanti sarebbe potuta diventare strutturale e,quindi, creare un nuovo settore organico della nostra industria italiana, durevole nel tempo, con risvolti occupazionali stabilmente in crescita.  Che dire poi, del piano industriale, inesistente, in merito alle fabbricazioni delle varie componentistiche di settore? Abbiamo ignorato del tutto il settore,favorendo le industrie straniere che hanno investito in inverter, pannelli e strutture varie, invadendo il nostro mercato e, noi italiani, invece di radicare il sistema, convertendo le fabbriche in crisi  in nuovi stabilimenti che producono macchinari e tecnologia per il settore, abbiamo continuato a foraggiare le speculazioni, portando la spesa che sostiene il fotovoltaico ad un limite tale  da dover fermare la macchina, in un momento di crisi estrema. Quanto poco lungimirante è stata questa politica di "sviluppo" del sistema del settore delle energie rinnovabili; e rischiamo di cadere di male in peggio. Ora, ci sarà il tampone dello sgravio fiscale del 50%, ma solo per i privati; le aziende che vogliono provare ad investire per il loro  fabbisogno energetico o lo hanno fatto prima o, ora, si scordino qualsiasi forma di aiuto a crescere: da massimo della speculazione allo zero del nulla!  Rimangono le nuove frontiere, che la tecnica, per fortuna, mette in campo e che, a volte, fa si che gli errori della politica miope vengano mitigati, almeno in parte. Infatti, stanno sviluppandosi nuovi sistemi di accumulo dell'energia, con costi sempre più ridotti; in tal modo si apriranno nuovamente le possibilità di impiego delle energie rinnovabili , fotovoltaico in particolare, che permetterà di tenere in carica accumulatori che forniranno l'energia di notte, quando il sole non fa funzionare i pannelli fotovoltaici; basterà dimensionare correttamente l'impianto, in maniera tale da produrre un po' di energia in più del necessario , la quale servirà, appunto, a ricaricare le batterie. Queste le nuove frontiere del settore, che si avvicinano a grande velocità. E qui già tremano i grandi produttori/distributori di energia, che vedono in questo sviluppo un chiaro limite ai loro profitti e stanno già muovendo le loro pedine per rallentare lo sviluppo.Cosa  inventerà questa politica asservita ai grandi distributori di energia, per fermare questa corsa tecnologica? Quali nuove strategie verranno impiegate per impedire che famiglie e imprese possano avere l'energia democraticamente e con costi ridotti? Staremo a vedere, ma intanto il quinto conto energia è finito, al 31 dicembre finisce lo sgravio fiscale e,se la politica continua a chiudersi in beghe assurde e non guarda a nuovi piani  industriali reali e credibili, saremo sempre più in crisi, energetica e sociale. Lo sviluppo di una nazione è basato su piani industriali credibili e sostenibili, non su leggi e leggine che favoriscono gli interessi di pochi a scapito del bene comune; in Italia questo non è ancora stato recepito del tutto, visto che di piani industriali poco si parla e si privilegiano prelievi fiscali assurdi, che fanno cassa nell'immediato, ma che non creano futuro.  Necessario e indispensabile gettare le basi di un nuovo modello economico, che parta dalla conversione industriale delle fabbriche in affanno, commutandole in siti produttivi di tecnologie e materiali realmente spendibili e funzionali sui mercati: produzioni di auto elettriche, di sistemi eolici, fotovoltaici, nuove tecnologie del settore sanitario;questi sono solo alcuni cenni di settori di mercato in via di sviluppo che non stiamo incentivando, ma che stiamo snobbando,continuando a cercare di far sopravvivere "cadaveri" produttivi che sono vecchi e inutili. Senza nuove idee, nuovi modelli economici e industriali, non vi è futuro, ma solo il triste declino di una società che non sa rinnovarsi.

mercoledì 26 giugno 2013

Ambiente e industria, legami pericolosi, tuttavia…



Se, legare ambiente e industria in un unico assessorato futuro,  significa relegare la tutela ambientale e lo sviluppo ecosostenibile a fattore secondario e subordinato ad uno sviluppo industriale deregolamentato, allora è chiaro ed evidente che i due temi non potranno mai essere racchiusi sotto un’ unica guida assessorile, come ipotizzato dal candidato alle primarie Alessandro Olivi. Appare netta la contraddizione tra i due settori, in quanto, chi guida l’assessorato  all’ambiente dovrebbe essere  sempre il garante della tutela di uno sviluppo correttamente gestito, anche con confronto, a volte duro, con il collega reggente dell’industria. Mi pare di capire, anche leggendo le dichiarazioni di  Paolo Mazzalai, presidente degli industriali trentini che sostiene la presenza di troppi vincoli ambientali, che si tenti di far passare come sostenibile l’ipotesi di aggregare i due settori; pericolosa questa visione, che reputo inconciliabile con le prospettive di sviluppo ecosostenibile che, tutti indistintamente, sembrano condividere nei propri programmi politici, purtroppo spesso solamente per intercettare i voti dei moltissimi cittadini che credono nella tutela ambientale. Abbiamo ancora sott’occhio la situazione di Monte Zaccon, o le acciaierie di Borgo Valsugana, o la miriade di micro discariche disseminate sul nostro territorio; tutte situazioni sostenute da un sistema fortemente propenso a giustificare un’industrializzazione più o meno “libera” da lacci e lacciuoli di tipo ambientalistico, che da sempre hanno dato fastidio a chi vuole promuovere un progresso che, oggi, non è davvero più sostenibile e giustificabile.  Tuttavia, colgo l’occasione per fare e proporre una riflessione, credo interessante e provocatoria sotto il profilo politico: l’abbinamento “ambiente e industria”, ambiente rigorosamente prima di industria, non per ordine alfabetico, ma per ordine di importanza vitale, potrebbe trovare un senso logico e di corretto impiego, qualora il futuro ipotizzato assessorato fosse affidato ad una persona proveniente dall’ambientalismo vero; non una persona invasata di ambientalismo assurdo ed estremo, bensì un referente di buon senso, che sappia correttamente assemblare un’idea di sviluppo industriale moderno e sostenibile ambientalmente. Ecco, in tal senso un abbinamento tale potrebbe anche avere una logica credibile e spendibile per il Trentino futuro, che sosterrebbe uno sviluppo industriale ecosostenibile; diversamente, sarebbe come affidare una vergine a Barbablù, per usare un’espressione colorita. Questa visione di ambiente e industria, noi eco-civici e verdi europei, potremmo certamente sostenerla; al nostro interno non abbiamo visioni di chiusura sul mondo industriale, anzi; siamo per un corretto sviluppo del benessere, dell’industria come motore dell’economia e promotrice di posti di lavoro; ma il tutto nel rispetto dell’ambiente in cui viviamo, nella salvaguardia del territorio come bene primario, che deve sempre venire prima di ogni altra valutazione di tipo economico;(ricordo che, molti di noi sono attivi nel settore dell’industria (green economy), della ricerca economica e industriale, nella formazione in ambito tecnologico). Ecco perché, molto probabilmente, non sarà mai possibile vedere uniti questi due temi, perché presumibilmente per molti soggetti  i motivi che ne potrebbero determinare l’unificazione, sono differenti dalla nostra visione; ma, forse, sbaglio a pensare male e sono il solito ambientalista ed ecologista disfattista! Però, se provassimo davvero ad esperimentare l’abbinamento, nella formula che ho proposto? Chissà, potremmo essere di esempio anche per altri, visto che ci vantiamo di essere “scuola politica” per il resto del Paese…

sabato 18 maggio 2013

Sviluppo del territorio ecosostenibile e democrazia energetica: il patto dei sindaci come motore per il rilancio economico.



Sviluppo del territorio ecosostenibile  e democrazia energetica: il patto dei sindaci come motore per il rilancio economico.

La tutela del territorio  passa attraverso il concetto di sviluppo equilibrato e sostenibile; per uno sviluppo del territorio eco-compatibile è necessario che le amministrazioni comunali si dotino di un sistema programmato di interventi e progetti, che permettano di identificare un percorso chiaro e costruttivo.
Uno strumento innovativo, per programmare un percorso di sviluppo sostenibile e, quindi, di tutela del territorio   e di “democrazia energetica” è messo a disposizione dall’iniziativa europea definita come “Il patto dei Sindaci” (COVENANT OF MAYORS).
Il Patto dei Sindaci è un’iniziativa europea che nasce dalla consapevolezza che gli obiettivi     ambiziosi che l’UE si è prefissata al 2020 ,in tema di riduzione delle emissioni inquinanti, del risparmio energetico e dello sviluppo territoriale eco-sostenibile ,ma ancor di più quelli che assumerà successivamente, per percorrere con serietà la strada della decarbonizzazione dell’economia, non potranno essere raggiunti senza un reale coinvolgimento degli Enti locali e regionali; infatti, nelle città si consuma la maggior parte dell’energia ed è quindi  con le città che si deve percorrere la strada della riduzione delle emissioni climalteranti.
Con il Patto dei Sindaci le città si assumono l’impegno di ridurre le proprie emissioni di oltre il 20% entro il 2020. Ciò attraverso la redazione e la successiva attuazione di un Piano di Azione locale che metta in evidenza le potenzialità del territorio e le opportunità, anche di natura economico-finanziaria, che sono a disposizione. Non è un piano limitato al solo contenimento delle emissioni date dall’uso delle combustioni; è un vero e proprio progetto generale di sviluppo territoriale che tocca vari aspetti della vita sociale ed economica di una comunità.
Ad oggi sono oltre 4.500 i Comuni europei aderenti al Patto e, di questi, circa la metà (2.200) sono italiani.Per la prima volta vengono chiamati in causa dall’Europa per lavorare insieme ai Governi nazionali affinché la tanto menzionata, ma poco applicata, governance di multilivello, sia effettivamente messa in atto.
"PATTO DEI SINDACI” come motore della GREEN ECONOMY e strumento per la democrazia energetica.
Con l’adesione al patto, un’amministrazione comunale prende il preciso impegno di predisporre un PAES (PIANO AZIONE ENERGIA SOSTENIBILE).
Per predisporre il piano, l’amministrazione deve avviare un processo di reperimento dati, sulla situazione energetica dei propri stabili e della propria struttura cittadina; ad esempio, è necessario rilevare lo stato delle costruzioni di proprietà, in merito al loro status energetico ( qualità dell’isolamento termico, verifica dello stato degli impianti elettrici e termosanitari) ; moltissime amministrazioni non sanno nemmeno quanto spendono in consumi energetici e in manutenzioni non programmate e, questo problema, mette a serio rischio una corretta gestione delle già scarse disponibilità economiche che l’amministrazione stessa ha a disposizione. Avviare un percorso di raccolta dati della situazione del patrimonio immobiliare e tecnologico comunale, anche aldilà della volontà di aderire al patto dei sindaci, permette di avere un corretto quadro della situazione e, quindi, permette di orientare correttamente e senza sprechi, le risorse a disposizione.
Quando i dati sono a disposizione, l’amministrazione è in grado di predisporre il piano di azione vero e proprio; fatta l’analisi tecnica dei dati, infatti, è possibile programmare interventi, ad esempio, per:
P.R.I.C.: piano regolatore illuminazione comunale; questo progetto prevede la revisione globale del sistema di illuminazione pubblica, analizzandone fonti di spreco e interventi possibili per ottimizzare l’uso del sistema di illuminazione pubblica. È possibile programmare sostituzioni di corpi illuminanti obsoleti e con rendimenti pessimi, con apparecchi ad elevata efficienza e a contenimento dei consumi, quali ad esempi quelli che sfruttano la tecnologia a LED; nel piano è possibile prevedere sistemi di contenimento dei consumi, tramite installazione di apposite centraline a controllo programmabile, per regolare il flusso luminoso in base ad orari prestabiliti, programmando un rientro monetario dato dal risparmio di energia consumata.
Programmazione degli interventi strutturali per il risparmio energetico: isolazione degli edifici, manutenzione degli impianti elettrici  e termici, sviluppo del corretto impiego delle fonti di energia rinnovabile ( fotovoltaico, eolico, idroelettrico e biomassa).
Programmazione del sistema di mobilità comunale eco-sostenibile.
Quali gli strumenti a disposizione di un’amministrazione per applicare il PAES?
I problemi principali delle amministrazioni sono due: uno di ordine economico e uno di carattere tecnico.Per quanto riguarda il problema tecnico, vi è da dire che molte amministrazioni comunali, purtroppo, hanno al loro interno una struttura con una preparazione tecnica non sicuramente all’altezza delle conoscenze richieste oggi, sia in ambito energetico che nel contesto di sviluppo eco-sostenibile; mancano adeguati percorsi di formazione e informazione  per il personale tecnico delle amministrazioni comunali; tecnici che, purtroppo molto spesso, sono disinformati sulle novità tecnologiche, ma anche sui percorsi virtuosi che si possono sviluppare con aiuti economici messi a disposizione sia dalla comunità europea, sia dalle agevolazioni fiscali.Il problema economico è sicuramente il più rilevante; sempre maggiori, infatti, sono le difficoltà di reperire risorse, per mettere in esecuzione progetti di qualsiasi tipo.
La soluzione del problema economico di reperimento dei fondi per la predisposizione e  l’attuazione del PAES, tuttavia è meno traumatica della soluzione al problema tecnico; infatti, gli strumenti finanziari per attuare il PAES, consentendo ai comuni di non intaccare il proprio bilancio, sono molti qui ne cito solo alcuni:
Finanziamenti diretti dalla comunità europea tramite il FESR ( fondo europeo di sviluppo regionale), fondo ELENA ( European local energy assistance); EEEF: fondo europeo per efficienza energetica; queste sono solo alcune iniziative europee per sostenere il patto dei sindaci, ma vi sono molti altri percorsi di finanziamento percorribili, che possono coprire molte componenti del piano di azione; anche accedendo a finanziamenti non mirati direttamente a tale piano, ma a singole parti del piano stesso.
In Italia , per esempio,vi sono altri percorsi che possono concorrere, assieme ai fondi europei, a sviluppare il piano predisposto: il nuovo CONTO TERMICO, che è in fase di partenza in questi giorni,  riserva una considerevole quota di finanziamenti riservati esclusivamente alle amministrazioni pubbliche, in tema di interventi di ristrutturazione e sviluppo delle energie rinnovabili; vi sono contributi provinciali anche per interventi relativi al piano regolatore dell’illuminazione comunale (PRIC).
Questi sono solo alcuni esempi per mettere in evidenza che le strade da percorrere per lo sviluppo ecosostenibile delle nostre città è veramente possibile; la democrazia energetica è attivabile realmente, usando mezzi e conoscenze che è sempre più necessario avere e mettere a disposizione del bene comune.Il piano di azione per energia sostenibile mette a disposizione una serie di lavorazioni essenziali  per la sua attivazione; ecco, quindi, lo stretto collegamento tra il PAES e la possibilità di creare lavori pubblici per le imprese di costruzioni edili, che si troverebbero coinvolte nelle opere di riqualificazione degli edifici, piuttosto che le ditte di impiantisti, necessarie alla realizzazione , per esempio, del nuovo sistema di illuminazione pubblica, piuttosto che per i rinnovi degli impianti termosanitari. Naturalmente  anche i finanziamenti dell'esecuzione del piano vero e proprio rientrano nei canali visti primi; sfruttare le risorse e gli incentivi messi a disposizione dalla comunità europea, per questi interventi speciali, è un'occasione da non perdere, viste le grandi difficoltà che le nostre aziende, soprattutto nel capo delle costruzioni, stanno vivendo. Eppure, il sistema non riesce a decollare, proprio perché sono moltissime le amministrazioni comunali che non conoscono nemmeno l'esistenza di queste nuove vie di sviluppo. La provincia autonoma di Trento ha aderito al patto, come coordinatore zonale, al fine di incentivare i propri comuni ad aderire fattivamente al patto dei sindaci che, operativamente rimane prerogativa  esclusiva delle amministrazioni comunali.  In Trentino, per la verità, sono pochi i comuni che hanno cominciato ad operare scelte forti di adesione ad una politica di democrazia energetica applicata. Rovereto ha predisposto il Paes, il comune di Fondo lo sta presentando e vi sono altri 3/4 comuni che hanno aderito al patto e stanno lavorandoci; per Trento, purtroppo, sembra che non ci sia moltissima predisposizione politica a recepire queste tematiche e la cosa mi spiace parecchio, poiché personalmente ho cercato più volte di sensibilizzare l'amministrazione in tal senso, con alcune  proposte innovative davvero interessanti e a costi rientrabili in tempi e modi letteralmente indolori! Naturalmente, partire con un'adesione al Patto dei sindaci implica scelte diverse e innovative, rispetto alla tradizionale gestione amministrativa delle nostre città; scelte che devono coinvolgere persone che credono realmente in questo sviluppo innovativo, che potrebbe davvero essere uno dei motori principali per spingere “la nave” Italia, ma direi Europa, fuori da questa crisi lacerante. Per crederci, è necessario investire in persone preparate e cercare di costruire un percorso politico che guardi al futuro con occhi diversi, con la volontà di provare percorsi davvero diversi dalla solita mediocrità che siamo costretti a vedere e sentire da ormai molti anni.
Dobbiamo provare a guardare il futuro con  occhi diversi e utilizzare strumenti diversi che esistono, sostenuti finanziariamente dalla comunità europea; non possono più valere le scuse dell’assenza di fondi per evitare l’innovamento tecnologico delle città; i fondi esistono e, molto spesso, rimangono inutilizzati nelle casse della comunità europea, perché le amministrazioni comunali non sanno come accedervi.
Se proviamo a guardare il futuro con questi occhi diversi, forse anche da qui può partire un reale messaggio politico innovatore; che può essere promotore di metodi nuovi, anche per la nostra provincia, dove saremo chiamati molto presto, alle prossime elezioni di ottobre,  a decidere nuovi percorsi, portati avanti magari con un pizzico di coraggio e di lungimiranza maggiore.
Ogni municipalità trentina, con queste possibilità e aderendo al patto dei sindaci, potrebbe contribuire a far crescere un nuovo modo di conciliare politica e servizio per il bene collettivo; garantendo, quindi, una democrazia energetica che possa essere motore, naturalmente non inquinante, dello sviluppo territoriale e culturale. Una nuova cultura di sviluppo territoriale, rispettosa dell'ecosistema in cui viviamo e all'insegna della corretta gestione delle risorse energetiche che abbiamo a disposizione è fondamentale per vincere le sfide sempre più difficili che ci troveremo ad affrontare.
Marco Ianes-ecologisti e reti civiche Verdi Europei.
Docente di impianti elettrici e consulente del settore energia.


Tabella del percorso del “patto dei sindaci”

venerdì 10 maggio 2013

Tutela del territorio e democrazia energetica: serata informativa con proposte innovative per una buona amministrazione.

Tutela del territorio e democrazia energetica: serata informativa con proposte innovative per una buona amministrazione.
In questa serata parteciperò come relatore, con proposte innovative interessanti per le amministrazioni comunali.
Marco Ianes - Trento

giovedì 18 aprile 2013

Trento:Sport, chiusura delle strutture derivata da chiusura alle innovazioni.

Sport, chiusura delle strutture derivata da chiusura alle innovazioni.
Qualche anno fa avevo presentato un progetto, quasi esecutivo e quindi molto dettagliato, in merito alla possibilità di installare  un impianto fotovoltaico sul palazzo dello sport e del ghiaccio di Trento, proposta anche evidenziata dalla stampa. All'epoca era in vigore ancora il secondo conto energia, con tariffe incentivanti molto elevate. In tale progetto, prospettavo due strade possibili da percorrere; la prima prevedeva un investimento diretto del comune nella realizzazione dell'opera, finanziandola con l'accesso al credito che, sempre per l'epoca e per la tipologia del sistema, era facilmente accessibile. La seconda ipotesi, prevedeva di dare l'esecuzione dell'opera ad una Esco(energy service company), che si sarebbe tenuta gli introiti delle tariffe incentivanti, lasciando comunque al comune l'uso dell'energia autoprodotta, quindi risparmiata in quanto non acquistata. In entrambi i casi, comunque, il comune avrebbe potuto godere di notevoli introiti e agevolazioni economiche, tali per cui oggi, molto probabilmente, si sarebbero potuti investire quei soldi per evitare la chiusura estiva del palazzo del ghiaccio; si parla di cifre intorno agli 80.000 euro all'anno, tra risparmio di energia e tariffe incentivanti, che magari, appunto, avrebbero permesso di dare un servizio alla cittadinanza,anziché toglierlo.Parole e proposte nel deserto di questa politica mediocre, che vuole solo amministrare con tagli e metodi vecchi, senza intraprendere strade nuove, che porterebbero risparmi reali e, come nel caso prospettato, risorse da girare e utilizzare per altri capitoli di spesa. Qualcuno dirà che qui si fa campagna elettorale; può anche essere, non lo nego, però rimane il fatto che si era tentato di proporre qualcosa di diverso e di nuovo, sfruttando le possibilità date dalla tecnica e dalla legislazione vigente e invece, pure questa volta, come in altre occasioni, non si sono nemmeno considerate strade nuove e perseguibili, peraltro quasi a costo zero e con introiti a beneficio della collettività. Perchè chi gestisce il bene collettivo non prova a percorrere queste nuove vie? Perché la politica della gestione del consolidato non prova a studiare percorsi innovativi, invece di rincorrere solamente i pareggi di bilancio con tagli estremi di servizi? Elemento sicuramente importante il pareggio di bilancio,ma potrebbe essere raggiunto con idee innovative e lungimiranti, con minori tagli e migliori investimenti. Perchè solamente chi investirà in maniera innovativa potrà garantire servizi di alto livello nel tempo; diversamente si cadrà nella banale gestione burocratica, che porterà al decadimento del benessere di tutti. Qui si tratta di avere un pochino di visione futura, ma questa è fantapolitica, probabilmente irraggiungibile utopia, vista la mediocrità imperante nelle forze politiche, tutte tese ad individuare i nuovi capi bastone, tralasciando programmi per il futuro, considerati in secondo piano e poco rilevanti.

domenica 7 aprile 2013

Programmi prima dei nomi....


Non v'è dubbio, come giustamente ha detto il consigliere Giorgio Lunelli, che il candidato presidente della futura coalizione dovrà essere una persona che crede nella squadra. Però, vorrei aggiungere anche che dovrà credere e sostenere un programma politico condiviso, costruito assieme alla coalizione e che garantisca uno sviluppo sostenibile al nostro Trentino, garantendo e salvaguardando i valori dell'autonomia, difendendola non certo con arroccamenti, bensì ristrutturandola per ridarle vigore e credibilità, quella credibilità che, a livello nazionale, non sempre è riconosciuta. Dunque, perché noi Ecologisti e Reti civiche - Verdi Europei non abbiamo fatto il nome del nostro candidato o candidata? Semplicemente perché crediamo fortemente che,dal programma solamente si possa partire per identificare le persone che lo possono sostenere; soprattutto crediamo sia necessario proporre, agli elettori, le idee di un centro sinistra autonomista rinnovato, nei programmi, nei metodi, nelle persone. Alcuni spunti di riflessione, noi li abbiamo e vorremmo cercare convergenza e sintesi comune, prima di determinare, di comune accordo, chi potrà farsi promotore di questo programma politico.
Sono più di sei mesi che gli Ecologisti- Reti civiche e Verdi Europei stanno lavorando a questo nuovo  programma, che tiene conto di proposte innovative, da proporre ai cittadini trentini.  Qui una breve sintesi, come spunto di riflessione per tutti e con l'invito a integrare, correggere , discutere; questo invito, però non può essere limitato alle sole forze politiche, ma va esteso, ed è proprio quello che vorremmo fare, alla cittadinanza, affinché possa portare validi contributi per condividere il più possibile l'idea di fondo: un Trentino moderno con un'autonomia credibile e sostenibile,  non più attaccabile dall'esterno, bensì presa a reale modello innovativo di sviluppo economico sociale; non sempre, lo dobbiamo dire, siamo stati in grado di dare questa fotografia della nostra autonomia e, su questo, dobbiamo inevitabilmente lavorare. Ecco, quindi, alcuni temi fondamentali sui quali proponiamo di confrontarci come coalizione, prima di mettere in campo nomi: 
 Nuova legge quadro sugli investimenti per la riqualificazione energetica degli stabili pubblici (comunali,provinciali,comunità di valle), nel quale si prevede un piano di investimento quinquennale a disposizione delle varie amministrazioni per favorire le ristrutturazioni, non solo dei privati, come peraltro sta per essere varato dall'attuale giunta, ma anche delle aziende, delle scuole e delle strutture in genere; questo darebbe fiato per parecchi anni, alle aziende del settore delle costruzioni (edili,elettiche,idrauliche...); modifica degli assetti delle comunità di valle (così non funzionano bene!), con maggiori deleghe territoriali, con calibrazione delle risorse proporzionate agli interventi di valorizzazione del territorio e salvaguardia del patrimonio edilizio e culturale locale; investimenti in ambito energetico, con nuova legge quadro sull'energia, con particolare riferimento allo sviluppo delle energie da fonti rinnovabili, legate alla dismissione progressiva delle fonti fossili, nuova legge provinciale sulla gestione dei rifiuti, con sistemi innovativi, strutturando e dirigendo il sistema in regia provinciale su tutto il territorio, ricordandoci che in oltre quindici anni ci troviamo ancora con il problema da risolvere; nuova predisposizione e riassetto delle varie società partecipate, con riduzione dei costi e ricalibrazione dei vari assetti dirigenziali; nuova legge sugli appalti pubblici, con valorizzazione delle imprese ad alto contenuto tecnologico ed innovativo, con valorizzazione e sostentamento di quelle radicate sul territorio e nuovi parametri di attribuzione degli appalti, che valorizzino gli aspetti tecnici, compatibilmente con quelli economici, uscendo da logiche di massimo ribasso senza valutazioni territoriali e di competenze consolidate;  nuovo piano di investimenti sulla ricerca, ai fini di valorizzare le peculiarità territoriali di sviluppo, in sinergia con il concetto di sviluppo eco- sostenibile. Queste sono solo alcune tracce che devono essere sviluppate,qualora si intenda perseguire l'obiettivo di anteporre il programma, rispetto alle partecipazioni ad una coalizione che, nella gente, è vista come superata, così come è strutturata ora. Ecco perché noi, nomi per ora non vogliamo farne, ma vogliamo parlare di programmi e, solo dopo questo fondamentale passaggio, elaborare assieme una sintesi convergente sui nomi, siano essi per le primarie o direttamente per la squadra da presentare alle prossime elezioni. Tutto il resto, a mio modesto e personale parere, mi sembra davvero poco serio e indicatore di un metodo di fare politica che i cittadini poco condividono e ritengono sicuramente superato e non più credibile;  ecco perché il fenomeno M5S prende credibilità negli elettori; non cadiamo nel tranello di questa corsa tra cavalli di razza, altrimenti rischiamo di perdere di vista le reali necessità e richieste delle persone a cui andremo a chiedere la fiducia, e lo potremmo pagare molto caro! 
Marco Ianes - ecologisti e reti civiche - Verdi Europei.